Il suo nome botanico è Dipteryx Micrantha ma più comunemente è noto come Cumarù o Shihuahuaco. In Perù il popolo Shipibo-Conibo la considera una pianta maestra, in grado di dare insegnamenti profondi. Il mercato del legname, soprattutto europeo, si limita. a considerarla un’ottima fonte di legname per parquet e terrazze. La convenzione Cites che regola il commercio internazionale di specie minacciate di fauna e flora selvatiche ad oggi non ne vietava il commercio ma richiedeva permessi e una valutazione che l’export non danneggi la sopravvivenza della specie.di protezione della flora e fauna autoctona ne ha finora vincolato l’utilizzo ed esportazione a precisi parametri, catalogando ogni albero esportato e abbattuto. L’approvazione a giugno 2026 della Ley 32643 semplifica ulteriormente il commercio internazionale e apre la strada a potenziali violazioni. Grazie alle modifiche introdotte, mentre per alberi come Caoba e Cedro resta la verifica in campo del 100% degli esemplari dichiarati, per le altre specie protette dalla Convenzione Cites basterà infatti una “metodologia statistica di campionamento”. Come ha ricostruito il sito Ojo Público il vecchio controllo “albero per albero” serviva a evitare i cosiddetti “alberi fantasma”, esemplari dichiarati ma inesistenti che vengono usati per “ripulire” legname tagliato illegalmente. Nel 2025, secondo l’inchiesta, le ispezioni dell’ente Serfor avevano trovato almeno 55 shihuahuaco inesistenti, sette tahuarí non localizzati e 43 palo rosa registrati con identificazione errata. La nuova norma non consente un abbattimento libero e le specie Cites dell’Appendice II possono essere commercializzate solo con permessi e con la garanzia che il prelievo non danneggi la sopravvivenza della specie. Ma il passaggio dal controllo integrale al campionamento introduce un margine di errore del quale le organizzazioni illegali, radicate e milionarie, sapranno approfittarsi. Osinfor sostiene che nel 2023 il 12% del legname proveniente da titoli abilitanti aveva origine illegale. Per gli ambientalisti, proprio quel margine può diventare il varco per legalizzare legno sottratto ad aree protette o territori indigeni per i quali da anni organizzazioni come Greenpeace sostengono la linea della “deforestazione zero” e dell’esclusione dalle filiere commerciali dei prodotti di legno legati alla distruzione forestale in atto in Amazzonia.



