Ripubblichiamo articolo e il video con l’intervista alla ricercatrice Emanuela Somalvico, autrice di “Prospettiva Artico, nuove sfide per l’Intelligence”. https://www.youtube.com/watch?v=IppcGlbj0Sk
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Donald Trump ha chiaramente affermato la volontà di acquisire il controllo della Groenlandia. Le sue parole sono state percepite, per lo più, come un colpo di teatro mediatico ma non hanno stupito le diplomazie, i vertici militari e l’intelligence internazionale che da anni considerano l’Artico come lo scenario di una delle più importanti sfide geopolitiche del prossimo futuro.
Lo scioglimento dei ghiacciai apre infatti nuove e più brevi rotte agli scambi internazionali dall’Asia, rimescola le alleanze commerciali e militari e apre nuove sfide. Tra le distese bianche dell’Artico non si muovono più solo orsi polari e sporadiche navi rompighiaccio russe. Sotto il permafrost in scioglimento per il riscaldamento globale vi sono giacimenti di petrolio e gas naturali che divengono accessibili e quelle “terre rare” di cui si nutrono la produzione bellica e la transizione ecologica.
Gli interessi di USA, Russia e Cina
Stati Uniti, Russia e Cina hanno da tempo dichiarato il loro interesse strategico per il controllo di queste nuove vie di comunicazione marittime, per il sottosuolo e hanno creato installazioni permanenti che uniscono lo studio scientifico all’osservazione strategica e militare. L’equilibrio ecologico di millenni diviene a rischio. Batteri e virus presenti nei ghiacci in scioglimento potrebbero portare a nuove crisi pandemiche e la criminalità organizzata inizia a manifestare il suo interesse per gli enormi investimenti economici che si muovono sull’area.
Per comprendere meglio questo fenomeno, TWN ha incontrato la ricercatrice Emanuela Somalvico, autrice di “Prospettiva Artico. Nuove sfide per l’Intelligence” e direttore dell’Osservatorio di Intelligenza sull’Artico della Società Italiana di Intelligence (SOCINT) presso l’Università della Calabria.

Il valore scientifico dell’Artico
“Lo scioglimento dei ghiacci ha determinato nel corso degli ultimi 30 anni un importante studio dell’Artico dal punto di vista scientifico, perché ciò che avviene in quel quadrante dal punto di vista climatico ha una fortissima incidenza su tutto il globo”.
Basta una breve interrogazione dei motori di ricerca per capire quanto sia crescente l’attenzione mediatica e politica su quanto avviene nella regione Artica. Non è quindi un caso che anche l’Italia, forte di una presenza scientifica e con valenza militare in zona, stia sviluppando analisi di intelligence.
Il ruolo dell’Italia
“Oggi c’è un interesse crescente per quanto riguarda la navigabilità dell’Artico, con la possibile percorribilità di nuove rotte che può creare dei cambiamenti a livello geopolitico molto importanti. L’Italia si è costruita nel corso degli anni un ruolo importante con una grandissima professionalità dal punto di vista scientifico. Abbiamo la nostra base “Dirigibile Italia” a Ny-Ålesund nelle Svalbard in pieno un mondo Artico e abbiamo dei progetti molto importanti sul campo con ricercatori attivi durante tutto l’anno e c’è un interesse per quanto riguarda la capacità artica dei nostri eserciti, in particolare degli alpini e della marina militare che frequenta l’Artico anche per lo scandagliamento dei sottofondi marini”.

L’importanza delle isole Svalbard
Le Svalbard sono l’avamposto prima dei grandi ghiacci. Un arcipelago su territorio norvegese ma con una regolamentazione specifica. Ospitano circa tremila abitanti di cui molti sono ricercatori e una fauna di orsi polari, renne e volpi artiche. Vi hanno sede la banca globale dei semi Global Seed Vault, progettata per proteggere la biodiversità agricola del pianeta e centri di ricerca di più paesi tra cui particolarmente la Russia che qui aveva anche miniere e la piccola città di Pyramiden, venduta dalla Svezia alla Russia nel 1927 e edificata con architetture del socialismo reale tra cui alloggi gratuiti, scuole, piscine, palestre e un teatro. Oggi è una città fantasma, meta di sporadico turismo.

Arrivano i BRICS
“L’importanza delle Svalbard è prima di tutto dal punto di vista scientifico poi ci sono gli aspetti strategici con la particolarità della concessione alla Federazione Russa di mantenervi degli avamposti con l’ipotesi che possano diventare un punto strategico del BRICS (organismo che riunisce Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) in Artico. La nostra importanza del Mediterraneo rimarrebbe comunque centrale ma è chiaro l’interesse per la Cina e per l’India. Quest’ultima ha al momento grandissimi interessi nel mare Artico e pochi mesi fa ha stato sottoscritto un accordo con la Federazione russa per l’addestramento di marinai indiani, così come per la costruzione di icebreakers, navi rompi ghiaccio, perché questa rotta permetterebbe di non passare nei check points attuali con i problemi che sappiamo, per esempio riguardo la pirateria, e questo crea un’attenzione molto forte dal punto di vista sia indiano che cinese.
La smania di Trump
Anche il presidente Trump ha dimostrato un interesse molto netto per l’area. L’annuncio shock di voler acquisire “in un modo o nell’altro” la Groenlandia, strappandola alla Danimarca (e quindi alla Ue) e di voler annettere il Canada trasformandolo in 51° Stato USA sono due esempi lampanti. La bramosia di controllo dell’Artico è legata a filo doppio al controllo delle risorse nascoste nel quadrante, a partire dalle materie prime: se ieri erano soprattutto petrolio e gas naturale, oggi sono invece le terre rare ad attirare particolare attenzione. Elementi che l’Europa ritiene di grande necessità strategica, non solo dal punto di vista tecnologico per la nostra transizione digitale ed ecologica, ma anche fondamentali per la ricerca dal punto di vista delle nuove tecnologie militari”.


