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Canapa light: mentre l’Europa la coltiva, l’Italia spegne una filiera

Il decreto Sicurezza ha vietato importazione, lavorazione, commercio, trasporto, spedizione e consegna delle infiorescenze di canapa industriale e dei derivati, con gravi contraccolpi su un settore che era in crescita

Dal 2026 si sta consumando in Italia un paradosso agricolo e giudiziario: l’articolo 18 del decreto Sicurezza ha vietato importazione, lavorazione, commercio, trasporto, spedizione e consegna delle infiorescenze di canapa industriale e dei derivati (estratti, resine, oli) Restano consentite la coltivazione di varietà certificate e la produzione di semi per usi legali, oltre a fibra, alimenti da seme, cosmetici, bioedilizia e ricerca. Ma il fiore, che per gli operatori generava reddito, è stato spinto in area penale.
Il governo sostiene che il divieto non colpisca la filiera agroindustriale e serva a evitare rischi per sicurezza pubblica e stradale ma i giudici hanno aperto una falla: il Consiglio di Stato ha chiamato la Corte di giustizia UE a valutare la compatibilità del bando con mercato unico, Pac e norme sugli stupefacenti. In attesa di Lussemburgo e Consulta, Tar e tribunali hanno sospeso chiusure e disposto dissequestri quando mancava la prova dell’effetto drogante.

La canapa è sempre stata una delle produzioni agricole italiane. La sua coltivazione e la trasformazione coinvolgevano intere comunità. Sacchi in tela per alimenti, corde, reti per la pesca. Nel 1938 l’Italia era al secondo posto fra i paesi produttori di canapa.
Oggi il conto occupazionale, dopo la decisione governativa, resta opaco. Le cifre disponibili sono stime: Coldiretti parla di una filiera da mezzo miliardo, 3.000 aziende agricole e 30.000 posti che andranno persi; uno studio per Canapa Sativa Italia stima 22.000 addetti a rischio e quasi 2 miliardi di impatto. In Sardegna, dove la Regione aveva promosso distretto, albo e banca dei semi, il caso è sensibile: gli operatori parlavano di circa 200 aziende, più che dimezzate in tre anni, e di un’isola leader nell’export. Nel 2025 sequestri e indagini hanno mostrato che anche coltivazioni tessili possono finire sotto sospetto.
Altrove la direzione è decisamente opposta. L’UE ammette canapa sotto lo 0,3% di Thc e nel 2022 contava 33.020 ettari coltivati, con la Francia oltre il 60% della produzione. Parigi ha riaperto alla vendita di fiori e foglie CBD sotto soglia.

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