Mentre cresce l’allarme per il futuro impatto ambientale dell’intelligenza artificiale, diventa sempre più problematico come dimostrano l’esperienza italiana del team di Food for Profit e di Report poter analizzare e discutere di quanto già oggi vi sia un problema sottaciuto di consumo idrico da parte dell’insieme dell’industria della carne ad uso alimentare. Il sito francese La Relève et La Peste cita lo studio pubblicato nel 2024 da Dominik Wisser e altri ricercatori secondo i quali i sistemi zootecnici mondiali consumano ogni anno una quantità d’acqua 228 volte superiore a quella prevista per l’IA. La ricerca stima infatti in 228 chilometri cubi l’anno il consumo globale di “acqua blu” legato alla zootecnia il consumo stimato per i data center legati all’IA arriverebbe entro il 2028 a circa un chilometro cubo l’anno. Per acqua blu si intende quella prelevata da fiumi, laghi e falde sotterranee. È diversa dall’acqua piovana assorbita dai suoli, definita acqua verde. Lo studio scientifico non riguarda soltanto l’allevamento industriale, ma l’intero sistema zootecnico mondiale e confronta una stima attuale della zootecnia (un dato quindi verificabile) con una previsione futura sull’intelligenza artificiale. Il senso politico della dichiarazione è tuttavia evidente e riscontrabile. Mentre diventa evidente anche ai più scettici l’esistenza di un conclamato “riscaldamento globale”, i grandi media non si occupano di quanto la produzione di carne e derivati animali pesa in modo significativo sulle risorse idriche globali. Oltre il 90% dell’acqua usata dai sistemi zootecnici è legata alla produzione di mangimi: mais, soia, orzo e altri cereali vengono coltivati per nutrire animali destinati al consumo umano.



