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Dal Cloud al Batterio

La città di Cheyenne in Wyoming ha revocato i permessi di scarico alla società usata da Meta per il suo data center in costruzione dopo la scoperta di un raro batterio multiresistente, il Cupriavidus gilardii, che aveva contaminato gli scarichi.

Secondo l’IEA (International Energy Agency) il consumo elettrico globale dei Data Center potrebbe passare da 415 TWh nel 2024 a 945 TWh nel 2030, quasi quanto l’attuale consumo annuo del Giappone. Ma il caso di , che aveva contaminato il sistema di recupero delle acque reflue della città. La contaminazione non riguarda l’acqua potabile ma l’acqua trattata e riutilizzata per irrigare parchi e spazi pubblici.
Il batterio è ambientale ed è presente in suolo e acqua. Le infezioni umane sono rare ma uno studio clinico pubblicato su Frontiers in Medicine lo descrive come patogeno opportunista emergente, difficile da trattare per l’assenza di linee guida standardizzate sui test di sensibilità agli antibiotici. Il caso non dimostra un’emergenza sanitaria globale. Dimostra però che anche l’infrastruttura digitale ha dei potenziali rischi e complicanze: tubi, scarichi, procedure industriali e rischi regolatori sono parte di un grande impatto sui territori degli enormi Data Center in costruzione per conto delle Bigh Tech. In Europa la crescita è già in corso. Cushman & Wakefield indica per l’area EMEA 11,4 GW di capacità operativa, 2,7 GW in costruzione e 12,1 GW pianificati. In Italia, secondo il Politecnico di Milano, ci sono circa 200 data center. La Lombardia ne ospita 49, quasi la metà del totale nazionale. Nell’area metropolitana milanese se ne concentrano 33, con circa 414 MW di potenza nominale, pari al 68% della capacità italiana. Nel 2026 la Regione Lombardia ha approvato la prima legge italiana dedicata ai data center, puntando su aree dismesse, rigenerazione urbana e coordinamento autorizzativo. Reuters stima per l’Italia fino a 22 miliardi di investimenti nei prossimi cinque anni, di cui 10-12 miliardi in Lombardia. I politici locali e nazionali difendono il piano di occupazione e l’indotto sul territorio per progetti il cui impatto richiede una estrema e più ampia valutazione insieme etica, industriale, energetica e territoriale.

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