Si chiama Dialog e non è un think tank, almeno non in senso classico. Si definisce una “invite-only community” nata nel 2006 attorno a Peter Thiel e Auren Hoffman. Sul sito ufficiale si presenta come una comunità senza agenda ideologica. La sua promessa è semplice: riunire leader, fondatori, investitori e funzionari pubblici in conversazioni off-the-record.
Le inchieste della stampa internazionale raccontano qualcosa di più delicato. La hacker svizzera conosciuta come Maia Arson Crimew, hacktivist già nota per leak e scoperte su sistemi lasciati esposti, ha reso nota una directory nel codice del sito del club privato cofondato da Peter Thiel e Auren Hoffman. Secondo Wired Usa, la traccia le sarebbe arrivata da una fonte anonima; la testata ha poi verificato autonomamente i materiali. I file esponevano nomi, contatti, profili, preferenze e dati sensibili di oltre 200 registranti al retreat 2026 di Dialog che appare come uno snodo riservato fra Big Tech, finanza, politica, difesa e intelligence. Wired Usa ha verificato documenti interni lasciati accessibili online. La lista del ritiro 2026, previsto in Irlanda dal 12 al 16 agosto, conterrebbe 222 registrati. Fra i profili citati compaiono dirigenti tecnologici, senatori statunitensi, figure NATO e funzionari della sicurezza nazionale. I temi previsti andavano dall’intelligenza artificiale alla guerra, dalle tecnologie militari al futuro politico. Alcuni titoli, come “Navigating WWIII” o “Battlefield Technologies”, hanno alimentato l’allarme pubblico. Il caso è diventato ancora più grave quando è emerso che i dati esposti includevano informazioni personali sensibili. Dialog ha parlato di cyberattacco e di dati rubati. Wired, con il parere di esperti, sostiene invece che l’accesso sia stato favorito da una cattiva configurazione del sito. Il Pentagono sta esaminando i possibili rischi per il personale collegato alla sicurezza nazionale. Il Guardian ha riscontrato parte delle informazioni tramite copie archiviate del sito. In Irlanda, dove l’incontro dovrebbe svolgersi, sono arrivate richieste politiche di trasparenza sui costi di sicurezza pubblica. Il punto non è l’esistenza di un complotto, ma la normalizzazione di spazi privati dove potere tecnologico e potere pubblico si parlano senza controllo. Dialog rivendica il valore della discussione libera fra persone influenti. La domanda pubblica, però, resta: perchè e dove chi controlla dati, guerre e piattaforme costruisce relazioni lontano dagli occhi dei cittadini?



