BACK TO REALITY

Findus: non basta dire che il minestrone è sostenibile

Semaforo rosso per il colosso dei cibi surgelati: nei suoi spot l'azienda parla di ingredienti "sostenibili". Un termine poco chiaro, che per la direttiva europea 2024/825 non può essere usato per etichette e pubblicità
Gli ingredienti del minestrone Findus sono definiti "sostenibili". Ma che cosa significa esattamente? (nella foto un frame dello spot pubblicitario)
Gli ingredienti del minestrone Findus sono definiti "sostenibili". Ma che cosa significa esattamente? (nella foto un frame dello spot pubblicitario)

“Italiani e sostenibili”. In uno spot pubblicitario Findus, sono definiti così gli ingredienti del minestrone della nota marca di surgelati. Ma “sostenibili” in che senso? Che cos’hanno di sostenibile le allegre verdurine che compaiono nello spot? Sono coltivate senza l’uso di fertilizzanti chimici che inquinano l’ambiente e anche il minestrone? Forse, ma non possiamo saperlo, perché lo spot non lo spiega.

La voce narrante parla solo di “ingredienti sostenibili”, alludendo a un generico impatto positivo, sull’ambiente e sulla salute. Ecco, questo temine generico, per la direttiva europea UE/2024/825, non può essere usato su etichette e pubblicità, perché non garantisce al consumatore un’informazione corretta ed esaustiva. Quindi per noi questo green claim, cioè questa dichiarazione verde, si merita un semaforo rosso.

L’Europa vieta i termini generici come “sostenibile”

Che cosa significa che gli ingredienti di un minestrone sono sostenibili? Niente, potremmo dire. La commissione europea è della stessa idea e, infatti, nella direttiva 2024/825/UE, approvata a marzo 2024 e in vigore da settembre 2026, vieta di usare termini generici come “rispettoso dell’ambiente”, “ecocompatibile”, “verde”, “amico della natura”, “ecologico, “biodegradabile”, “biologico” e anche “sostenibile”. Non potranno più essere usati nella comunicazione aziendale “a meno che non sia dimostrata l’eccellenza delle prestazioni ambientali del prodotto o servizio o dell’organizzazione oggetto del claim”, cioè spiegando e giustificando il termine usato.

Ma non sul proprio sito internet, bensì nello stesso “luogo” dove compare il green claim. A parte che in questo caso specifico, per un aggettivo come “sostenibile” ci risulta difficile immaginare una qualsiasi spiegazione oggettiva che giustifichi l’uso del termine.

Niente più “green”, “ecologico” o “sostenibile” su etichette e pubblicità

Poca chiarezza anche sul sito Findus

Di che cosa intenda con il termine “sostenibilità”, Findus ne parla sul proprio sito internet, ma neanche qui troviamo spiegazioni esaustive. Sul sito, nelle pagine dedicate al “percorso di sostenibilità” si leggono affermazioni poco concrete come: “Abbiamo sviluppato una strategia di sostenibilità che punta a un futuro in cui l’uomo possa prosperare insieme alla natura”, “La creazione di prodotti gustosi e l’approvvigionamento sostenibile sono i due capisaldi di tutta la nostra attività”, “Il 100% delle nostre verdure proverrà da pratiche di agricoltura sostenibile entro il 2025”. Affermazioni che possono dimostrare buoni intenti, ma che di pratico non hanno nulla. Il dubbio su che cosa intenda Findus con il termine “sostenibile”, quindi, rimane.

Si potrebbe trovare una risposta nel bilancio di sostenibilità, dove di solito vengono dettagliate le politiche di un’azienda per la tutela dell’ambiente, le azioni intraprese e i risultati raggiunti. In una prima stesura di questo articolo avevamo scritto che sul sito Findus tale bilancio non c’era. Ringraziamo l’ufficio stampa dell’azienda per averci segnalato che invece c’è. Lo trovate in fondo, molto in fondo, nella pagina dedicata alla sostenibilità, con il nome “Relazione sulla sostenibilità”.

 

Non contano le spiegazioni su altri canali

In ogni caso, anche per le aziende che forniscono informazioni approfondite sui propri criteri di sostenibilità nel proprio bilancio di sostenibilità o sul proprio sito internet, vale lo stesso divieto stabilito dalla direttiva europea: niente termini che alludano a una generica tutela dell’ambiente su etichette e pubblicità. La normativa specifica, infatti,  che “l’asserzione ambientale non è considerata un’asserzione ambientale generica se la specificazione dell’asserzione ambientale è fornita in termini chiari ed evidenti tramite lo stesso mezzo, quale il medesimo annuncio pubblicitario, la confezione del prodotto o l’interfaccia di vendita online”.

Cioè l’informazione sull’impatto ambientale del prodotto o dell’azienda, che il consumatore trova in etichetta o in uno spot pubblicitario, deve essere corretta e completa sul quel mezzo, senza rimandi ad altri canali.  Nello spot Findus l’informazione fornita non è affatto completa, quindi merita certamente un semaforo rosso.

Share:

LEGGI ANCHE

aiutaci a Sostenere la nostra redazione indipendente

RUBRICHE

iscriviti alla nostra newsletter