La Francia fa i conti con la siccità e con le relative conseguenze per il suolo agricolo. Lo evidenziano i più recenti aggiornamenti rilanciati nelle ultime settimane che dipingono un quadro preoccupante in diverse aree del Paese: dal sud, chiamato a gestire una carenza idrica prolungata che dura ormai da tre anni, al nord, dove il terreno registra livelli di umidità “normalmente riscontrati alla fine di luglio” mettendo a rischio la stessa possibilità di semina.
Notizie allarmanti, ma anche profondamente evocative alla luce dell’inquietante sentenza pronunciata alla fine dello scorso anno dalle Nazioni Unite. Che, aggiornando l’elenco dei Paesi dichiarati colpiti dal degrado del suolo e dalla desertificazione hanno inserito lista un nuovo membro, il 169simo del Pianeta nonché quattordicesimo dell’area UE: la Francia, ovviamente.
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La desertificazione interessa il 40% della superficie terrestre
L’ingresso della nazione transalpina nell’elenco dei Paesi colpiti dal problema è stato formalizzato a dicembre. Una decisione, ha affermato Thani Mohamed Soilihi, il capo della delegazione d’Oltralpe presente alla Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD) a Riyad, in Arabia Saudita, che ha costituito “un altro passo verso una maggiore consapevolezza di questa realtà”.
La desertificazione, ricordano gli esperti, non è costituita soltanto dall’avanzata dei deserti quanto, nella maggior parte dei casi, dal degrado del territorio e del suolo nelle zone aride. Favorito da diversi fattori, a cominciare dal cambiamento climatico, il fenomeno, ricorda la rivista Reporterre, produce perdita di fertilità e impatta, a livello globale, su 3,2 miliardi di persone interessando, escludendo l’Antartide, il 40% della superficie del Pianeta.
In trent’anni un terzo del territorio francese è diventato più secco
Nel 2024, il Comitato scientifico francese sulla desertificazione (CSFD) ha elaborato il suo ultimo documento di valutazione evidenziando la misura del problema nel Paese. Nel 2022, afferma il rapporto, la presenza di un clima arido, semi-arido e subumido secco interessa quasi 1 milione di ettari della nazione, soprattutto nel perimetro del bacino mediterraneo. Nello spazio di trent’anni (1993-2022), inoltre, il 32,6% del territorio francese ha visto il proprio clima tendere verso condizioni più secche.
In totale, prosegue lo studio, il 3,2% circa del suolo (1,7 milioni di ettari) è considerato degradato sulla base dei tre indicatori fondamentali: cambiamenti nell’uso del terreno, produttività della vegetazione e stock di carbonio organico.
Secondo questi criteri, inoltre, il degrado delle zone aride, ovvero la desertificazione in senso stretto, interessa circa 76mila ettari, pari allo 0,1% del totale. Tuttavia, considerando altri indicatori, in particolare quelli raccomandati dal JRC (il Centro Comune di Ricerca europeo), la stima del fenomeno risulta decuplicata attestandosi a quasi 752mila ettari, ovvero l’1,4% del territorio. Al momento, osservano i ricercatori, “non è stato formulare proiezioni precise a livello nazionale”. Sulla base delle le stime globali, tuttavia, si prevede, in generale, “un aumento della superficie delle zone aride compreso tra il 7% e l’11% entro la fine di questo secolo”.



