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Frosta bocciato: il suo slogan è generico e poco chiaro

"100% Naturale", "sostenibile", troppi termini generici negli spot e sulle confezioni dei surgelati Frosta. La direttiva sui green claim li boccerebbe
Frosta definisce i suoi surgelati una scelta 100% naturale. Un termine troppo vago, che la direttiva green claim boccerebbe
Frosta definisce i suoi surgelati una scelta 100% naturale. Un termine troppo vago, che la direttiva green claim boccerebbe

“100% la scelta naturale”. Con questa promessa termina lo spot pubblicitario dei surgelati Frosta. Ed è soprattutto questa frase che ci ha portato ad attribuire un semaforo rosso alla comunicazione dell’azienda del proprio impegno per l’ambiente. Perché sono proprio questi termini che la direttiva europea sui green claim condanna, perché considerati generici e fuorvianti per il consumatore (una direttiva che, come abbiamo spiegato in diversi articoli su The Washing News, è stata approvata nel 2024 e dovrebbe entrare in vigore nel 2026).

“Amico della natura”, “rispettoso dell’ambiente”, “verde”,  “ecologico”, “eco-compatibile”, “biodegradabile”. Sono alcuni dei termini vietati, elencati nella direttiva.

“100% la scelta naturale” ci sembra possa rientrare a pieno titolo nell’elenco. E non è l’unico termine generico che compare sulle confezioni dei surgelati Frosta, dove si legge anche che la confezione è “più sostenibile”: un’altra parola da evitare per la Commissione europea.

 

Lo spot pubblicitario Frosta: una promessa generica

Negli spot pubblicitari dei surgelati Frosta, mentre padre e figlia gustano le polpette di pesce (per citare una delle scene mostrate nelle pubblciità dell’azienda), scorrono scritte che forniscono diverse informazioni sugli ingredienti. Scopriamo, ad esempio che i filetti di merluzzo sono “certificati MSC”, che la panna “non ha stabilizzanti”, che le uova arrivano da “allevamenti all’aperto”, che la farina è “senza agenti di trattamento”. Informazioni interessanti, ma che non giustificano la frase finale: “100% la scelta naturale”, che non è accompagnata da nessuna spiegazione.

Sulle confezioni: altri termini che saranno vietati

Sulle confezioni dei surgelati Frosta possiamo trovare qualche informazione in più riguardo questa “scelta naturale”. La scritta compare anche sul prodotto al supermercato, ma sotto si legge “senza aggiunta di additivi”. Almeno viene specificato, seppur non in maniera esaustiva, cosa si intenda per “naturale”. Ma restiamo convinti che per la direttiva 2024/825/UE sui green claim, questi termini vengano considerati troppo vaghi e non possano essere usati.

Niente più “green”, “ecologico” o “sostenibile” su etichette e pubblicità

Sulla confezione si legge anche la scritta “nuova busta più sostenibile”. Approfondendo sul sito internet Frosta.it si scopre che si tratta di una novità introdotta dall’azienda: il packaging è riciclabile con la carta. Ci chiediamo quindi: perché non scriverlo in etichetta, invece di usare termini generici come “sostenibile”?

Pesca sostenibile certificata

Sulle confezioni dei surgelati Frosta leggiamo anche che il pesce venduto ha una certificazione MSC per la pesca sostenibile. Su questo punto non abbiamo nulla da ridire, perché, la direttiva europea sui green claims permette alle aziende di comunicare le proprie certificazioni solo se “basate su un sistema istituito da pubbliche autorità” oppure se le certificazioni sono sottoposte a una “verifica da parte di enti terzi”, con “un monitoraggio regolare della conformità ai requisiti di base”.

In questo caso Frosta si appoggia allo standard di certificazione per la pesca sostenibile MSC, che, si legge sul sito internet, “si basa su tre principi fondamentali (a loro volta suddivisi in 74 voci – scoring issues – raggruppate in 28 indicatori di performance) che ogni attività di pesca deve soddisfare per essere considerata sostenibile:

  • popolazioni ittiche in salute: la pesca deve lasciare in mare abbastanza risorse per far sì che la popolazione possa riprodursi e l’attività di pesca possa proseguire nel tempo;
  • impatto della pesca ridotto al minimo: la pesca dev’essere effettuata in modo da minimizzare il suo impatto, consentendo a piante e animali marini di prosperare;

  • efficace gestione della pesca: la pesca dev’essere gestita in modo responsabile e nel rispetto delle leggi vigenti, così che possa dattarsi ai cambiamenti”.

Il sistema di certificazione MSC si basa su una triangolazione di tre soggetti, per garantirne la massima affidabilità e autorevolezza:

  • MSC: è l’ente certificatore che ha stabilito lo standard di riferimento;
  • CAB (Conformity Assessment Bodies), sono gli enti a cui si rivolgono le aziende di pesca per essere certificate. Valutano la conformità agli Standard per la pesca sostenibile e le catena di approvvigionamento. Sono indipendenti da MSC e dall’azienda di pesca.
  • Assurance Services International (ASI) è l’organo di controllo esterno

Un’azienda di pesca, cioè, si rivolge a un Cab che verifica che abbia i requisiti per la pesca sostenibile in base agli standard MSC. Asi poi effettua i controlli periodici.

Abbiamo così verificato la correttezza formale della certificazione esibita da Frosta per la pesca sostenibile. Ci teniamo però a precisare che, come testata giornalistica, non vogliamo in alcun modo esprimere opinioni sostanziali sulla pesca sostenibile e sulla pesca in generale.

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