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Gli Stati Uniti decidono e sei fuori dal sistema finanziario internazionale

Gli Stati Uniti possono porsi come giudice senza processo e bloccare operatività finanziaria, al di fuori di ogni legge, come sta accadendo a Autistici/Inventati. A differenza di altre superpotenze o potenze regionali il loro potere sui meccanismi finanziari è ancora enorme. Il sistema si basa sul dollaro Usa e a decidere chi ne è escluso sono istituzioni politiche o private statunitensi che rispondono a logiche non di diritto internazionale ma politiche e di dominio geopolitico. In questa parte di Occidente siamo delle colonie e a quanto pare dobbiamo accettarlo.
This compelling photograph captures the essence of American democracy with a captivating view of the White House in the background, framed by a row of American flags in the foreground. The flags, symbolizing the nation's unity and resilience, stand proudly in front of one of the most iconic landmarks in the United States.

Non occorre una sentenza per espellere qualcuno dal sistema finanziario: può bastare una lista compilata a Washington.
Dopo l’inserimento di Autistici/Inventati nelle liste antiterrorismo OFAC (senza motivazioni giuridiche, accuse o prove rese pubbliche o sentenze con regolari processi) anche Banca Etica in Italia ne ha prima sospeso il conto e poi comunicato la rescissione del contratto.
 Dal 4 settembre il collettivo non può utilizzare né trasferire i fondi, costituiti anche dalle donazioni ricevute negli anni. La banca sostiene che pareri legali indipendenti abbiano confermato la necessità di bloccare ogni accesso, per evitare sanzioni secondarie americane. 
Francesca Albanese aveva subito un’esclusione analoga: per ironia della sorta era ancora Banca Etica che le aveva negato l’apertura di un conto perché la relatrice ONU era stata sanzionata dagli Stati Uniti e la banca sosteneva che in caso contrario si sarebbe vista potenzialmente escludere dal sistema bancario internazionale. Che non risponde a organismi internazionali e norme di diritto ma agli Stati Uniti.
 Conti chiusi, carte cancellate e beni congelati hanno colpito anche giudici della Corte penale internazionale e organizzazioni palestinesi che collaboravano con la Corte. 
Il precedente più evidente risale però a WikiLeaks. Nel dicembre 2010 PayPal, Visa, Mastercard, Bank of America e Western Union interruppero pagamenti e donazioni dopo la pubblicazione dei cablogrammi diplomatici statunitensi. WikiLeaks non era stata condannata né formalmente dichiarata illegale: le società invocarono condizioni contrattuali, verifiche interne e presunte attività illecite. Il blocco eliminò, secondo WikiLeaks, circa il 95% delle sue entrate. 
Nel 2013 la Corte suprema islandese ordinò al partner locale di Visa di ripristinare le donazioni, giudicando illegittima l’interruzione del servizio. 
Il modello si è ripresentato nella solidarietà con Gaza: conti chiusi, bonifici respinti e controlli senza tempi certi hanno ostacolato il trasferimento di aiuti perfettamente leciti. 
In Francia il problema è arrivato in Senato: dal 7 ottobre 2023 diverse associazioni non riuscivano più a inviare fondi ai partner palestinesi perché le banche chiedevano verifiche supplementari sulla destinazione finale. 
Il Crédit coopératif ha inoltre chiuso nel 2025 i conti dell’Union juive française pour la paix, che dichiarava di aver trasferito circa 700.000 euro per tende, pasti e altri interventi umanitari a Gaza; la banca ha negato motivazioni politiche, richiamando gli obblighi antiriciclaggio. 
In Gran Bretagna sono stati congelati i conti di gruppi filopalestinesi che negavano qualsiasi legame finanziario con Palestine Action, coinvolgendo in un caso persino i conti personali del tesoriere. 
In Svizzera esiste un precedente documentato: nel 2011 UBS bloccò trasferimenti destinati a una decina di associazioni filopalestinesi, sostenendo di dover rispettare le norme su embarghi e sanzioni. 
Nel 2012 UBS interruppe inoltre i rapporti con Islamic Relief e impedì ai propri clienti di effettuare donazioni all’organizzazione, attiva anche a Gaza; Islamic Relief contestò ogni collegamento con il terrorismo. 
Non risultano invece, nella crisi iniziata nel 2023, blocchi bancari generalizzati delle donazioni alle principali ONG svizzere: Catena della Solidarietà ha raccolto 6,8 milioni di franchi per quattordici progetti a Gaza e in Libano. Sono però state ostacolate direttamente le loro attività: dal 2026 Israele ha sospeso, tra le altre, Terre des hommes Lausanne e Médecins du Monde Suisse, insieme a decine di organizzazioni internazionali. 
Gli Stati Uniti non possiedono formalmente la finanza mondiale, ma controllano il dollaro, le banche corrispondenti e gran parte delle infrastrutture private dei pagamenti.
Cina e Russia applicano a loro volta congelamenti, divieti di transazione e sanzioni personali, ma non dispongono di una moneta e di circuiti capaci di produrre lo stesso isolamento globale.
L’UE possiede un regolamento contro l’applicazione extraterritoriale di alcune leggi straniere, ma la protezione è parziale e selettiva. Così il timore di perdere l’accesso al mercato americano genera over-compliance: banche e piattaforme private applicano divieti più ampi di quelli giuridicamente necessari.
La decisione politica di una potenza straniera finisce quindi per assumere gli effetti di una sentenza europea. Senza processo, contraddittorio né possibilità immediata di appello.

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