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Il crollo del dollaro è voluto?

Anche il crollo del biglietto verde solleva timori sui conflitti di interesse di Trump

Il calo del dollaro rende sempre più inquieti i mercati finanziari ma dietro la debolezza della valuta statunitense potrebbero esserci ragioni non necessariamente riconducibili alle dinamiche prodotte dalla guerra commerciale e dallo scontro sempre più acceso tra l’amministrazione Trump e il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell. Sono sempre più evidenti, infatti, i possibili conflitti di interesse di molti esponenti dell’amministrazione (a cominciare proprio dalla famiglia Trump) con le stablecoin, il segmento delle criptovalute che si basa su un sottostante in titoli del Tesoro statunitense denominati in dollari.

All’origine di tutto c’è l’ordine esecutivo firmato il 23 gennaio 2025 dal Presidente Trump dal titolo “Strengthening American Leadership In Digital Financial Technology”

che di fatto vieta alla banca centrale la creazione, emissione e distribuzione di CDBC “Central Bank Digital Currency“, considerate come un ostacolo che minaccia la stabilità del sistema finanziario, la privacy individuale e la sovranità degli Stati Uniti.

Gli esponenti della Fed sono anche banditi dal gruppo di lavoro dedicato alle attività digitali, istituito con lo stesso ordine esecutivo che introduce una riserva strategica in crypto-asset. Sebbene non sia specificato molto di questa ipotesi, si parla inizialmente di asset posseduti dal governo attraverso sequestri e non si citano acquisti governativi. Ma il panorama relativamente al tema degli asset digitali evidenzia una situazione a dir poco confusa e foriera di numerosi conflitti di interesse.

La debolezza del dollaro inquieta

La flessione del dollaro, proseguita anche nella giornata di lunedì 21 aprile, è strettamente collegata dalle cronache finanziarie all’attacco veemente e di Trump contro il governatore della Fed.

Dopo aver sostenuto con diverse dichiarazioni e post la necessità di un allontanamento del governatore della Fed è tornato sui suoi passi sostenendo di non aver mai chiesto il licenziamento di Powell. La domanda sempre più pressante a tutti i livelli è quindi relativa agli obiettivi che persegue realmente il Presidente: essendo ovviamente conscio degli inevitabili effetti delle sue esternazioni persegue interessi personali e del suo ristretto clan, in termini di vero e proprio profitto finanziario immediato o di medio-lungo termine.

Chi guadagna con il terremoto di annunci e smentite

Sul primo sono emersi diversi elementi che svelano almeno in parte, cosa è accaduto: dieci miliardari hanno venduto azioni per 3,8 mld di dollari nelle settimane che hanno preceduto il terremoto dazi con l’annuncio del 2 aprile e la retromarcia del 9 aprile.

L’analisi riportata dall’agenzia Bloomberg è del sito washingtonservice.com che ha svelato che Zuckerberg e l’amministratrice delegata di Oracle Safra catz, hanno intascato 700 mln di dollari ciascuno vendendo pacchetti delle aziende di cui sono ai massimi vertici.

Al terzo posto il ceo di Palo Alto Network, Nikesh Arora, che ha realizzato 430 mln $ seguito dal direttore di Nutanix, Max de Groen, con 409 mln e dal direttore generale della società finanziaria Axis Capital, Chuck Davis, per 399 mln. Al settimo posto il ceo della banca Jp Morgan Chase, Jamie Dimon, che ha incassato quasi 233 mln$.

I dati sui flussi delle transazioni sono emblematici anche se non sono ovviamente sufficienti per una ipotesi di insider trading. Quello che è certo è che la turbolenza prodotta dagli annunci e smentite della Casa Bianca ha permesso profitti multimiliardari per grande banche, fondi speculativi e il ristretto gruppo di milionari dell’hi tech.

La debolezza del dollaro per favorire le crypto

Il calo del dollaro potrebbe, invece, essere funzionale al lancio di Stablecoin ancorate alla valuta statunitense come quella lanciata da World Liberty Financial, l’holding della famiglia Trump, nell’ottobre dello scorso anno.

In realtà della crypto USDT1 non c’è ancora traccia perché, per ora, sono disponibili solo i token sulla base di alcuni documenti ufficiali, come il Gold Paper. L’azzardo della famiglia sta suscitando grandi interrogativi: il 12 aprile scorso, per esempio, è emerso che World Liberty Financial ha aggiunto al suo portfolio 4,89 milioni di token SEI del valore di 775.000$.

La società di analisi Arkham Intelligence ha evidenziato che che l’acquisto è stato effettuato da uno dei wallet di trading di WLFI, utilizzando USDC, stablecoin emessa da Circle, trasferiti dal wallet principale del progetto. Si tratta dello stesso wallet di trading precedentemente utilizzato da WLFI per accumulare altre crypto.

Secondo il ricercatore Lookonchain, WLFI ha speso un totale di 346,8 milioni di dollari per accumulare 11 token diversi, ma al 12 aprile non ha ancora realizzato profitti su nessuno di essi. Soltanto gli investimenti in Ethereum registravano attualmente una perdita di oltre 114 milioni di dollari. Nel complesso, il portfolio di WLFI è in perdita di 145,8 milioni di dollari e il trading effettuato su un altro portafoglio digitale è stata quindi un operazione per tentare di riequilibrare le perdite.

L’enorme conflitto di interessi della famiglia è stato oggetto di pesanti critiche alla commissione per i servizi finanziari del Congresso dalla rappresentante democratica Maxime Waters: “Trump probabilmente vorrebbe che l’intero governo utilizzasse stablecoin, dai pagamenti del Department of Housing and Urban Development ai versamenti della Social Security, fino al pagamento delle tasse. E quale moneta pensate che Trump vorrebbe usare al posto del dollaro? La sua, ovviamente”.

 

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