L’Annuario Mil€x 2026 documenta una trasformazione strutturale della spesa militare italiana, sempre più concentrata sull’acquisto di armamenti. Secondo l’Osservatorio, nei bilanci 2010-2026 l’Italia ha destinato alla componente militare oltre 429 miliardi di euro correnti, pari a 503,6 miliardi ai valori attuali. La cifra deriva dalla metodologia adottata da Mil€x, che ricompone stanziamenti distribuiti tra Difesa, Ministero delle Imprese, missioni internazionali e altre amministrazioni. Non coincide quindi automaticamente con il solo bilancio del Ministero della Difesa, ma permette di osservare costi che la contabilità statale presenta separatamente. Il dato più significativo riguarda gli armamenti: dai circa 3 miliardi del 2006 si arriva ai 13,2 miliardi previsti nel 2026. Nel ventennio gli acquisti raggiungerebbero 138 miliardi, dei quali oltre 46 concentrati fra il 2023 e il 2026. I Documenti programmatici pluriennali indicano inoltre più di 130 miliardi di nuovi sistemi d’arma nei prossimi quindici anni, con circa 35 miliardi già finanziati. Mil€x segnala anche una differenza ricorrente fra bilancio iniziale e stanziamenti definitivi. Nel 2025 il bilancio proprio della Difesa sarebbe passato da 31,295 a 35,519 miliardi, con un incremento del 13,5 per cento. Questo scarto non significa necessariamente spesa interamente pagata nello stesso anno: comprende variazioni, residui e risorse aggiunte durante l’esercizio. Resta però un problema di controllo parlamentare, perché la decisione iniziale viene presa su valori inferiori a quelli successivamente disponibili. Più controversa è la qualificazione come semplice “riclassificazione contabile” del raggiungimento italiano del 2 per cento NATO. La NATO utilizza infatti un perimetro più ampio del bilancio ministeriale, includendo pensioni militari e altre spese riconducibili alla difesa. Mil€x sostiene che il passaggio da 31,3 a 45,3 miliardi non rappresenti nuova spesa; è un’interpretazione critica, non un dato neutrale condiviso dal Governo. La traiettoria del 5 per cento del PIL entro il 2035 è invece un impegno reale assunto dalla NATO all’Aia nel 2025 e ribadito ad Ankara nel luglio 2026. Il parametro comprende almeno il 3,5 per cento per la difesa propriamente militare e fino all’1,5 per cento per infrastrutture, cybersicurezza e resilienza. Mil€x stima per l’Italia un costo aggiuntivo cumulato di circa 498 miliardi entro il 2035, ma si tratta di uno scenario, dipendente da PIL, inflazione e ritmo degli aumenti. Il fenomeno italiano si inserisce in un’espansione molto più ampia: nel 2025 i 27 Stati dell’Unione hanno speso 418 miliardi di euro, il 20 per cento in più rispetto al 2024. La cifra equivale al 2,2 per cento del PIL europeo e comprende 115 miliardi destinati all’acquisto di equipaggiamenti, secondo l’European Defence Agency. Considerando l’intera Europa, comprese Russia, Ucraina e Regno Unito, il SIPRI calcola invece 864 miliardi di dollari, con una crescita reale del 14 per cento. La differenza fra i due totali dipende quindi dal perimetro geografico, dalla valuta e dalle differenti metodologie statistiche. Nel mondo la spesa militare ha raggiunto nel 2025 il record di 2.887 miliardi di dollari, l’undicesimo aumento annuale consecutivo e il 2,5 per cento del PIL globale. Gli Stati Uniti restano primi con 954 miliardi, seguiti da Cina con 336, Russia con 190, Germania e India, arrivata a circa 92 miliardi. I Paesi NATO hanno speso complessivamente 1.581 miliardi di dollari, pari al 55 per cento dell’intero mercato mondiale. Non tutto questo denaro diventa fatturato industriale: una parte rilevante finanzia personale, pensioni, manutenzione, infrastrutture e operazioni. Il SIPRI stima comunque che già nel 2024 i cento maggiori produttori militari avessero realizzato ricavi bellici record per 679 miliardi di dollari. I maggiori fruitori industriali mondiali sono Lockheed Martin, RTX, Northrop Grumman, General Dynamics e Boeing, tutti con sede negli Stati Uniti, oltre alla britannica BAE Systems. In Europa continentale emergono Thales in Francia, Leonardo in Italia, Airbus nei Paesi Bassi con direzione operativa franco-tedesca, Rheinmetall in Germania e Saab in Svezia. In Italia i principali destinatari industriali del procurement sono Leonardo, Fincantieri, MBDA Italia e il comparto terrestre oggi imperniato su Leonardo e sulla joint venture con Rheinmetall. Il punto sollevato da Mil€x è verificabile nella tendenza generale: mentre bilanci e commesse crescono, frammentazione contabile e minori dettagli sui programmi rendono più difficile stabilire chi riceva ogni euro e con quali risultati.
Fonti: Mil€x, Annuario 2026; European Defence Agency, dati 2025-2026; SIPRI, spesa militare mondiale 2025; SIPRI, Top 100 dell’industria militare; NATO, impegno del 5%.



