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On, la scarpa di Federer in tribunale per false affermazioni ambientali

La denuncia è partita dalla Federazione romanda dei consumatori. Al centro della disputa, la scarpa Cloudneo, prodotta dal marchio svizzero legato all'ex numero 1 del tennis e presentata come 100% riciclabile
Il modello di scarpe del marchio svizzero On accusato di concorrenza sleale per le sue false affermazioni ambientali
Il modello di scarpe del marchio svizzero On accusato di concorrenza sleale per le sue false affermazioni ambientali

Sono state presentate come “il primo passo del nostro viaggio verso la circolarità”. Attraverso le scarpe della linea Cloudneo (e un’altra serie di capi di abbigliamento sportivo) il marchio svizzero On, celebre per annoverare tra i propri soci l’ex numero 1 del tennis mondiale Roger Federer, promette di far entrare il mondo della moda applicata allo sport dentro il mondo dell’economia circolare. Ha infatti lanciato il programma Cyclon™ che permette, dietro il pagamento di un abbonamento mensile, di “noleggiare” le proprie scarpe da corsa, tra l’altro realizzate in materiali bio-based, e rispedirle alla casa madre ogni 6 mesi, per vedersele sostituire e avere al tempo stesso la garanzia che il vecchio paio sarebbe stato riciclato al 100%.

L’accusa della FRC

Tutto troppo bello per essere vero, secondo la Federazione romanda dei consumatori (FRC), che infatti ha annunciato nei giorni scorsi di aver avviato un’azione legale contro la On. L’accusa: concorrenza sleale per violazione della legge svizzera che, da gennaio scorso, vieta le pubblicità “relative all’impatto climatico che non possono essere dimostrate su basi oggettive e verificabili”. Qualcosa di simile a quanto prevede la direttiva europea sui green claims che entrerà in vigore l’anno prossimo.

Niente più “green”, “ecologico” o “sostenibile” su etichette e pubblicità

L’inchiesta dell’emittente RTS

A far partire la denuncia dell’associazione di consumatori FRC è stata un’inchiesta giornalistica pubblicata a giugno scorso dal programma Temps Présent di RTS – Radio Télévisione Suisse e ripresa in versione italiana dal programma Falò della Rete Svizzera Italiana: nel suo servizio la testata ha ricostruito la filiera di riciclo promessa da On ma, secondo quanto ricostruito dai giornalisti elvetici, mai attivata: a quasi due anni dal lancio infatti, l’azienda non avrebbe riciclato nessuna scarpa, nonostante fossero nel frattempo state raccolte decine di migliaia di pezzi rispediti al mittente dai consumatori che si erano iscritti al “programma fedeltà” proposto dall’azienda.

La FRC peraltro è arrivata alla denuncia solo dopo aver tentato di intraprendere una via più conciliativa con la On. Discussioni che, secondo l’associazione citata da RTS, “hanno portato solo a piccole modifiche del sito web del marchio”.

L’emittente pubblica svizzera ha anche interpellato la On a fine 2024. In tale occasione un portavoce dell’azienda ha dichiarato di aver avviato un primo riciclo di 1000 scarpe ad agosto 2023 e ha promesso di riciclare tutte le scarpe restituite.

“Consumatori, denunciate”

Quello di On non è probabilmente un caso isolato. Per la FRC infatti molte aziende diffondono volontariamente affermazioni vaghe e senza significati concreti che finiscono per fuorviare i consumatori convincendoli di attenzioni ambientali che in realtà sono puro marketing. Per questo, l’associazione svizzera ha invitato i cittadini a segnalare casi di sospetto greenwashing, presenti in pubblicità o altre comunicazioni aziendali.

Green claim: in attesa della direttiva Ue, i controlli li facciamo noi

Le azioni in Parlamento

La segretaria generale di FRC, Sophie Michaud Gigon, che è anche consigliera nazionale vodese dei Verdi, ha denunciato che l’attuale legge non è abbastanza stringente per impedire le pratiche scorrette delle aziende. In particolare, la definizione di ciò che è effettivamente sostenibile ed ecologico, non è sufficientemente dettagliata. Una lacuna sfruttata dalle aziende per diffondere informazioni fuorvianti ai consumatori.

A tal proposito, la parlamentare ha presentato al Consiglio nazionale svizzero una serie di mozioni per migliorare la lotta al greenwashing: tra le sue richieste quella di aumentare i poteri della Segreteria di Stato all’economia e l’entità delle multe.

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