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Overtourism, tra Instagram e turismo mordi e fuggi

L’overtourism non nasce quando un luogo è bello ma spesso masce quando una rotta, una piattaforma o una foto lo rendono consumabile. Michel Houellebecq lo aveva intuito in “La carta e il territorio” citando il caso dell’aeroporto di Beauvais, a circa ottanta chilometri da Parigi. Si atterra "a Parigi" anche se si è a due ore dalla città perché una compagnia low cost lo ha inserito nella mappa mentale dei viaggiatori: l’esperienza turistica comincia da un equivoco geografico.

L’overtourism non nasce quando un luogo è bello ma spesso masce quando una rotta, una piattaforma o una foto lo rendono consumabile. Michel Houellebecq lo aveva intuito in “La carta e il territorio” citando il caso dell’aeroporto di Beauvais, a circa ottanta chilometri da Parigi. Si atterra “a Parigi” anche se si è a due ore dalla città perché una compagnia low cost lo ha inserito nella mappa mentale dei viaggiatori: l’esperienza turistica comincia da un equivoco geografico. A Beauvais sono nati B&B e alloggi temporanei, con picchi legati al turismo stagionale.
La fotografa Silvia Camporesi nel suo volume “Una foto è una foto è una foto” porta questa intuizione nel mondo dei social spiegando che fotografare un luogo e pubblicarlo non è più un gesto neutro ma può diventare una forma di appropriazione e cita alcuni casi. Il canyon islandese di Fjaðrárgljúfur, esploso dopo un video di Justin Bieber, che è stato chiuso per proteggere il paesaggio; I Palmenti di Pietragalla diventati set involontario della narrazione social del “paese degli Hobbit” e una Venezia ormai quasi impossibile da fotografare senza riprodurre un’immagine già vista.
L’algoritmo turistico funziona così: crea desiderio, produce folla, trasforma l’economia locale. A Barcellona il meccanismo è diventato una questione politica e sociale.
Nel 2025 Destination Barcelona ha registrato 26,1 milioni di visitatori e una spesa turistica diretta stimata in 14 miliardi di euro. Il turismo pesa per il 13,4% dell’occupazione nella città, con 163.343 addetti; nell’area di destinazione gli addetti sono 328.047. Questi posti di lavoro, però, non equivalgono automaticamente a benessere stabile. L’Observatori del Turisme segnala che, dopo le regole entrate in vigore nel 2022, i contratti permanenti sono aumentati e i temporanei sono diminuiti. È l’effetto della riforma spagnola del lavoro: meno contratti a termine, più rapporti indefiniti, compresi i fijos-discontinuos. Sono contratti stabili ma intermittenti, pensati per attività stagionali: Il lavoratore mantiene il proprio posto di lavoro tutto l’anno ma presta servizio solo in periodi specifici e ricorrenti. Non viene espulso a fine stagione, ma resta richiamabile. CaixaBank Research stima che la temporaneità in Spagna sia scesa dal 29,7% medio del periodo 2014-2019 al 12,7% nel 2024. La Commissione europea parla di una frattura strutturale nei modelli contrattuali dopo il 2021. In Catalogna, però, nel 2024 i fijos-discontinuos rappresentavano il 27% dei nuovi contratti indefiniti firmati. La riforma può essere utile anche per altre città soffocate dall’overtourism, da Venezia a Lisbona: riduce l’espulsione ciclica dei lavoratori ma non basta a cambiare il modello turistico. Senza politiche su affitti brevi, crociere, commercio locale e salari, la stabilità contrattuale rischia di rendere solo più ordinata la dipendenza dalla folla.

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