“Natural pet”, “Natural code”, “Nature’s creations”, “Natural trainer”, “Natural nutrition”. Sugli scaffali dei prodotti per animali domestici troviamo moltissimi alimenti “naturali”. Almeno così vengono definiti sulle etichette i bocconcini di manzo, pollo, tonno e tutti gli altri prodotti per cani, gatti o altri animali. Ma cos’hanno di naturale? Non contengono sostanze chimiche? Vengono prodotti con metodi che rispettano l’ambiente? Chi può dirlo. Raramente si trova qualche indicazione aggiuntiva in etichetta, come “senza l’uso di coloranti” o “senza conservanti”, ma nella maggior parte dei casi non viene specificato nulla. E il consumatore si trova di fronte a un’informazione vaga, tutta da interpretare.
Niente più “green”, “ecologico” o “sostenibile” su etichette e pubblicità
Il mercato italiano vale 3 miliardi
Di solito il termine “naturale” che compare sulle etichette degli alimenti per animali domestici non è accompagnato da nessuna ulteriore spiegazione. È solo una generica allusione al fatto che il prodotto sia sano e non danneggi l’ambiente. Un modo per attirare quei consumatori attenti alla salute dei propri animali e all’ambiente.
Il mercato dei prodotti per l’alimentazione dei cani e gatti in Italia ha un giro d’affari che supera i tre miliardi di euro (e a livello continentale – rivelano i dati della FEDIAF, che riunisce l’industria europea del comparto – vale quasi dieci volte tanto). L’uso di termini come “naturale” è solo una strategia di marketing, per raggiungere un’altra fetta di consumatori. Peccato che in questo modo si fornisca un’informazione scorretta.

Un green claim vietato
È proprio questo tipo di informazione vaga e scorretta che la Commissione europea intendeva bandire con la nuova direttiva europea 2024/825/UE, approvata nel 2024, in vigore dal 2026. Il termine “naturale” è un tipico green claim, una dichiarazione di un ipotetico impegno per l’ambiente da parte di un’azienda, a cui non corrisponde però alcuna evidenza concreta. Ed è proprio uno dei termini “generici” che la normativa vieta di usare su etichette o nelle pubblicità. Quindi per noi questo tipo di comunicazione si merita un semaforo rosso.



