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Rendicontazione ambientale, l’indigesto rinvio della Ue

Dalle associazioni ambientaliste al mondo della finanza responsabile, arrivano molte critiche al rinvio da parte dell'Unione europea della normative sulla rendicontazione ambientale
ll parco tecnologico ambientale di San Silvestre, in Colombia. Qui secondo un'indagine di Global Witness, Veolia avrebbe versato tossine in un'area naturale protetta (Foto di Leonardo Granados / Global Witness)
Il parco tecnologico ambientale di San Silvestre, in Colombia. Qui secondo un'indagine di Global Witness, Veolia avrebbe versato tossine in un'area naturale protetta (Foto di Leonardo Granados / Global Witness)

“Gli eurodeputati hanno appoggiato un ritardo di questa normativa vitale per la protezione del clima, ma l’emergenza climatica non aspetterà che entri in vigore”. Sono le parole di Beate Beller, responsabile delle campagne della Ong ambientalista Global Witness, dopo il voto del Parlamento europeo, il 3 aprile scorso, a favore del pacchetto Omnibus: un insieme di proposte che prevedono anche il rinvio della Direttiva sulla rendicontazione della sostenibilità (CSRD), della Direttiva sulla due diligence (CSDDD) e degli atti delegati della Tassonomia.

L’Europa frena sulle normative per la sostenibilità

La Commissione europea difende il pacchetto Omnibus, per i 6,3 miliardi di euro all’anno di risparmi di costi amministrativi e 50 miliardi di euro che potrebbero essere mobilitati come investimenti pubblici e privati per la transizione energetica. Intanto numerose associazioni ambientaliste, realtà della finanza responsabile e anche aziende criticano le proposte  avanzate a Bruxelles.

Global Witness: “L’Europa rinvia, ma l’emergenza climatica non aspetta”

“I ritardi e l’annacquamento di questa legge non solo non sono utili alle persone e al Pianeta, ma creano incertezza e instabilità“, le parole di Beate Beller sono contenute in una nota di Global Witness, diffusa subito dopo il voto del Parlamento europeo.

L’associazione ambientalista porta un esempio di un’attività pericolosa che la direttiva sulla Due diligence dovrebbe contrastare: un’indagine, condotta dalla stessa Ong, “ha rivelato filmati, girati di nascosto, di inquinanti liquidi non trattati che sarebbero stati pompati da una discarica di proprietà della multinazionale francese Veolia in un’area naturale protetta in Colombia, contaminando potenzialmente l’approvvigionamento idrico a valle per centinaia di migliaia di persone”.

Veolia contesta le prove, sostenendo che i propri test regolari non rilevano tossine nocive e che qualsiasi scarico illegale, se il filmato è autentico, non è stato autorizzato. Ma per Global Witness questo è un esempio perfetto di un problema che la direttiva europea dovrebbe prevenire.

“In un mondo incerto, l’Unione europea ha la responsabilità di rimanere ferma e di mantenere la sua leadership globale sul clima – scrive Global Witness – Chiediamo all’UE di reintrodurre parti fondamentali della legge originale, come obbligare le grandi aziende ad agire sul clima e dare alle comunità di tutto il mondo la possibilità di portarle in tribunale in Europa per le violazioni dei diritti umani commesse al di fuori dell’UE”.

Le preoccupazioni della finanza responsabile

La Commissione europea ha proposto modifiche a direttive “fondamentali nel quadro degli investimenti sostenibili”, che “aiutano gli investitori a gestire i rischi, a identificare le opportunità e, in ultima analisi, a riorientare il capitale verso un’economia più competitiva e sostenibile”. “Se adottate nella forma proposta, tali modifiche indeboliranno le informazioni sulla sostenibilità nell’UE“. È il commento del Forum europeo per gli investimenti sostenibili (Eurosif) dopo le proposte di modifica alla CSRD e alla CSDD da parte della Commissione europea.

“Le modifiche proposte rischiano di ostacolare il contributo degli investitori all’aumento degli investimenti per la decarbonizzazione e la crescita industriale nell’ambito del Clean Industrial Deal e di danneggiare la competitività a lungo termine dell’UE”.

“La proposta mira a ridurre di oltre l’80% il numero di aziende che rientrano nel campo di applicazione – commenta Aleksandra Palinska, direttore esecutivo di Eurosif – Le drastiche modifiche all’ambito di applicazione delle norme sulla rendicontazione di sostenibilità limiteranno l’accesso degli investitori a dati di sostenibilità comparabili e affidabili e comprometteranno la loro capacità di aumentare gli investimenti per la decarbonizzazione industriale e la crescita a lungo termine. La rendicontazione volontaria da parte delle aziende non colmerà questa lacuna di dati”.

Le richieste di Eurosif alla Commissione europea

Chiediamo di “preservare l’integrità e l’ambizione” del quadro finanziario sostenibile dell’UE.  Eurosif, insieme a IIGCC (The Institutional Investors Group on Climate Change) e PRI (Principles for Responsible Investment) ha presentato alla Commissione europea una dichiarazione firmata da oltre 200 operatori del settore finanziario, tra cui 163 proprietari e gestori di patrimoni con un totale di 6.600 miliardi di euro. “Siamo pronti a contribuire alla ricerca di soluzioni per la semplificazione di queste norme, pur preservandone l’integrità e la capacità di raggiungere i loro obiettivi”.

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