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Semaforo rosso per Lavazza: compensare CO2 non è a impatto zero

Capsule a impatto zero di anidride carbonica: il claim che compare sulle confezioni della multinazionale del caffè non rispetta la nuova direttiva europea

“Zero CO₂ impact caps”: è la scritta che compare sulle confezioni di capsule di caffè Lavazza, cioè “impatto zero di anidride carbonica”.  Cosa si capisce leggendo questo claim? Che per produrle non è stato provocato alcun impatto sull’ambiente? Che non è stato emesso un grammo di CO₂? Sarebbe impossibile. E infatti non è vero: per produrle è stata emessa anidride carbonica, che Lavazza ha compensato. Come? Acquistando carbon credit sul mercato internazionale e finanziando progetti di tutela dell’ambiente, in qualche altro punto del mondo. A spiegarlo è la stessa azienda sul proprio sito internet. Bene, allora l’affermazione “Zero CO₂ impact caps” non è corretta ed è fuorviante per il consumatore. Lo dice il legislatore europeo, che, con una nuova direttiva, ben presto vieterà alle aziende di scriverlo, per almeno due motivi.

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Claim checking

La direttiva europea 2024/825/UE è stata approvata il 6 marzio 2024 e, una volta recepita dal legislatore italiano, dovrebbe diventare operativa e obbligatoria per le imprese a settembre 2026. Mira a contrastare il greenwashing e stabilisce una serie di regole e divieti per tutti i “green claims”, le dichiarazioni da parte delle aziende, in etichetta e su qualsiasi mezzo di comunicazione, riguardo il proprio impegno per la tutela dell’ambiente.

Lo scopo è evitare che il consumatore sia tratto in inganno da affermazioni che lo inducano ad attribuire alle aziende e ai prodotti caratteristiche di tutela dell’ambiente che in realtà non vengono specificate. Così, ad esempio, la direttiva vieta definizioni generiche come “ecologico”, “verde”, “rispettoso dell’ambiente”, a meno che non supportate da evidenze quantitative e oggettive. Noi di The Washing News non vogliamo aspettare che la norma sia operativa, ma vogliamo analizzare oggi i green claims delle aziende agli occhi della nuova direttiva. Iniziamo quindi dalle affermazioni di Lavazza.

Vietato spacciare per impatto zero la compensazione di CO₂ 

È vietato “asserire, sulla base della compensazione delle emissioni di gas a effetto serra, che un prodotto ha un impatto neutro, ridotto o positivo sull’ambiente in termini di emissioni di gas a effetto serra”. A dirlo è la direttiva 2024/825/UE. Quindi non è corretto scrivere sulle confezioni ciò che afferma il claim di Lavazza. La stessa azienda ammette il proprio inevitabile impatto sull’ambiente: “Consapevoli che non tutte le emissioni possono essere ridotte, Lavazza si avvale della compensazione delle emissioni residue sostenendo diversi progetti sostenibili”. È quanto si legge sulla pagina del sito aziendale www.lavazza.com/co2impact, richiamata anche sulle confezioni delle capsule di caffè. In mezzo a un paesaggio incantato, compare la scritta: “L’eccellenza con CO₂ compensata”, non con CO₂ zero. E viene spiegato come Lavazza acquisti crediti di carbonio per finanziare progetti che hanno un impatto positivo sull’ambiente. Quindi niente impatto zero, ma un impatto che Lavazza, legalmente, compensa acquistando carbon credit. Una pratica peraltro oggetto di violentissime polemiche e, in alcuni casi, di scandali di portata internazionale che ovviamente non coinvolgono Lavazza, ma che evidenziano forti criticità.

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Niente claim ambientali generici
Ma Lavazza viola una seconda norma della direttiva europea, che introduce il divieto di “formulare un’asserzione ambientale generica”. Addio cioè a termini come “rispettoso dell’ambiente”, “ecocompatibile”, “verde”, “amico della natura”, “ecologico”, “che salvaguarda l’ambiente”, “efficiente sotto il profilo energetico”, “biodegradabile”. Tutti termini elencati nella direttiva, che vieta anche la definizione “rispettoso in termini di emissioni di carbonio”. “Tali asserzioni ambientali generiche – scrive la direttiva – dovrebbero essere vietate se non può essere dimostrata un’eccellenza riconosciuta delle prestazioni ambientali”. E non è il caso di Lavazza, che dichiara solo di compensare le emissioni con progetti sociali e ambientali. Tutti motivi per cui le capsule in alluminio di Lavazza “zero CO₂ impact” meritano il nostro semaforo rosso.

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