Ogni giorno sui Social Network scorriamo contenuti che sembrano spontanei: opinioni, notizie, proteste, commenti e movimenti nati dal basso. Sempre più, una parte di questo spazio pubblico è progettata da governi, apparati militari, società di intelligence e consulenti privati. Non tutte queste attività sono illegali: il soft power finanzia apertamente cultura, ricerca, informazione e organizzazioni civili per diffondere valori e costruire consenso. Il bando americano Developing Civilizational Bonds, Democratic Resilience and Rule of Law in Europe, per esempio, offre da uno a tre milioni di dollari per conferenze, studi, attività culturali e sostegno alla società civile europea. È influenza politica dichiarata: finanziatore, obiettivi e destinatari sono pubblici, anche se la selezione dei temi orienta inevitabilmente il dibattito. Il confine viene superato quando la provenienza dei messaggi è nascosta e falsi cittadini, giornali o movimenti simulano un consenso inesistente. La russa The Company, secondo 1.431 pagine analizzate da Forbidden Stories, avrebbe investito 7,3 milioni di euro in dieci mesi per finanziare media, giornalisti e campagne favorevoli a Mosca in Africa e America Latina. La rete, proveniente dall’ambiente di Prigožin e indicata come supervisionata dall’SVR, mirava esplicitamente a ridurre l’influenza occidentale. Anche gli Stati Uniti hanno utilizzato identità artificiali: Operation Earnest Voice consentiva agli operatori del CENTCOM di gestire centinaia di profili fittizi per contrastare la propaganda jihadista su piattaforme straniere. La finalità dichiarata era la sicurezza militare, ma lo strumento era basato sull’inganno circa l’identità di chi parlava. Nel settore privato, l’israeliana Team Jorge ha mostrato ai giornalisti sotto copertura un sistema capace di controllare migliaia di avatar, hackerare account e inserire contenuti nel circuito mediatico. Il suo fondatore Tal Hanan ha rivendicato interventi in 33 elezioni, ma questa cifra resta in larga parte una dichiarazione commerciale non verificata. Forbidden Stories Nel 2019 Meta ha invece attribuito ad Archimedes Group 265 account, pagine e gruppi che si presentavano come cittadini o testate locali in Africa, America Latina e Asia. La rete aveva accumulato milioni di follower e speso circa 812.000 dollari in pubblicità politica. Cambridge Analytica rappresenta il passaggio dalla propaganda generalista alla profilazione: dati di milioni di utenti Facebook furono impiegati per segmentare il pubblico e indirizzare messaggi politici personalizzati. L’acquisizione impropria dei dati è accertata; quanto quella profilazione abbia realmente modificato il voto rimane controverso. Altre società non producono propaganda, ma forniscono la materia prima come Voyager Labs che ricostruiva reti di relazioni, interessi e comportamenti attraverso l’analisi dei social. Meta l’ha accusata di avere creato più di 38.000 falsi account e raccolto dati da oltre 600.000 utenti. Le accuse sono state contestate da Voyager. The Guardian Il Pegasus Project mostra il livello successivo: non influenzare una persona, ma entrare nel suo telefono e accedere a messaggi, microfono, fotografie, posizione e contatti. Nel 2021 una fuga di dati indicò oltre 50.000 numeri selezionati come potenziali obiettivi di clienti governativi del software Pegasus, prodotto dall’israeliana NSO Group. La presenza di un numero nella lista non prova da sola un’infezione, ma le analisi forensi di Amnesty trovarono tracce di attacco o compromissione in numerosi telefoni esaminati. Metodologia forense di Amnesty In Marocco furono colpiti giornalisti e attivisti come Omar Radi e la difensora dei diritti sahrawi Aminatou Haidar; tra i potenziali bersagli figuravano anche ministri francesi e il presidente Emmanuel Macron. Una nuova inchiesta del 2026, basata su documenti e sulla testimonianza di un ex agente, attribuisce ai servizi marocchini un impiego sistematico di Pegasus contro oppositori e personalità straniere. Rabat ha sempre negato di avere acquistato o utilizzato il sistema e ha promosso azioni giudiziarie contro alcune testate; diverse cause sono state respinte senza però produrre una sentenza definitiva sull’intera attribuzione. NSO sostiene di vendere Pegasus soltanto a governi autorizzati per combattere terrorismo e criminalità, ma nel 2024 un tribunale americano ha ritenuto la società responsabile dell’illecito sfruttamento dell’infrastruttura di WhatsApp.
L’informazione contemporanea nasce quindi dall’incontro fra soft power trasparente, pubblicità politica, profilazione, sorveglianza e operazioni clandestine.
La domanda non è soltanto se una notizia sia vera, ma chi l’abbia prodotta, chi l’abbia finanziata, perché ci venga mostrata e quali dati siano stati utilizzati per raggiungerci. Sui social possiamo incontrare una persona reale, un bot, un agente, un consulente politico o un algoritmo: spesso parlano con la stessa voce.



