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Guerra chiama spesa: la difesa globale vale già 2.500 miliardi

Lo scorso anno, nel mondo, la spesa per la difesa è salita del 7,4%. Oltre un terzo del totale viene dagli USA mentre la Russia ha investito da sola più dell'intera Europa. Intanto la Cina scommette sull'IA
Lo scorso anno gli USA hanno investito nella difesa quasi 1 trilione di dollari. La Russia ha speso più dell'intera Europa. Foto: U.S. Army photo by Master Sgt. Michel Sauret Public Domain Mark 1.0 Universal PDM 1.0 Deed
Lo scorso anno gli USA hanno investito nella difesa quasi 1 trilione di dollari. La Russia ha speso più dell'intera Europa. Foto: U.S. Army photo by Master Sgt. Michel Sauret Public Domain Mark 1.0 Universal PDM 1.0 Deed

Duemilaquattrocentosessanta miliardi, quasi due trilioni e mezzo di dollari. È la dimensione della spesa per la difesa registrata nel mondo nel 2024. Un dato, per fare un confronto, che corrisponde alla misura del Pil italiano previsto per quest’anno dagli analisti del Fondo Monetario Internazionale. O, detto in altri termini, all’1,9% del controvalore totale dell’economia del Pianeta. La stima è contenuta nell’ultimo rapporto dell’International Institute for Strategic Studies (IISS) che, negli ultimi mesi, ha fotografato i principali trend del fenomeno.

Il peggioramento della sicurezza in Europa, Medio Oriente e Nord Africa, scrive l’IISS, ha contribuito all’incremento della spesa, salita di 220 miliardi rispetto all’anno precedente. L’accelerazione della crescita, in ogni caso, è in atto da tempo come evidenziano le misure dell’incremento in termini reali ovvero escludendo l’inflazione: +3,5% nel 2022, +6,5% nel 2023, +7,4% lo scorso anno. Con l’eccezione dell’Africa subsahariana (-3,7%), ricordano gli osservatori, la spesa è aumentata in ogni area del Pianeta.

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La pressione di Trump sulla NATO

Con quasi 970 miliardi sborsati lo scorso anno per la difesa, gli Stati Uniti mantengono il primato a livello mondiale davanti alla Cina. Negli USA, ricorda il rapporto, la crescita della spesa militare è stata limitata negli ultimi due anni dal Fiscal Responsibility Act approvato dal Congresso nel 2023. Il ritorno di Trump alla presidenza, tuttavia, potrebbe cambiare le carte in tavola.

“L’impatto complessivo del nuovo mandato sul bilancio della difesa statunitense è ancora ambiguo, alla luce dell’influenza dei falchi del rigore fiscale all’interno del Partito Repubblicano e di eventuali riduzioni degli impegni all’estero”, scrive l’IISS.

Il presidente, in ogni caso, “sta intensificando la pressione sui membri della NATO”. A gennaio, Trump ha dichiarato che il livello minimo di spesa per i Paesi dell’Alleanza Atlantica dovrebbe salire a quota 5% del Pil. Agli attuali livelli di crescita, sostiene però il rapporto, un simile traguardo non potrebbe essere raggiunto prima di dieci anni. Sempre che tale ritmo risulti sostenibile.

“Il mantenimento dell’elevato tasso di crescita rilevato nel 2024 è un obiettivo probabilmente irraggiungibile per la maggior parte dei Paesi”, scrive ancora l’IISS. “Non a caso, si prevede che gli aumenti previsti nel 2025 saranno così elevati sulla base dei bilanci approvati finora”.

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La Russia spende per la difesa più dell’intera Europa

In Europa, la spesa complessiva delle diverse nazioni del Continente è cresciuta dell’11,7% fino a 457 miliardi di dollari, sulla spinta del forte aumento del budget tedesco (+23,2%) che ha portato gli investimenti complessivi di Berlino a quota 86 miliardi. La cifra supera di oltre 20 miliardi la spesa francese (64 miliardi) ed è pari a oltre il doppio di quella italiana (35). Il dato aggregato europeo è il secondo a livello mondiale in termini nominali. Ma quando si parla di valori “reali” tutto cambia. Soprattutto nel confronto con il vicino più “ingombrante”, per usare un eufemismo – è ovvio.

La spesa militare della Russia è aumentata del 41,9% raggiungendo i 145,9 miliardi di dollari, scrive infatti l’IISS. A parità di potere d’acquisto, però, il dato equivale a 462 miliardi “reali” di biglietti verdi: un valore superiore a quello dell’intera Europa.

Secondo Fenella McGerty, esperta dell’IISS citata dal quotidiano USA Politico, il sorpasso russo sul Continente rappresenta una novità legata soprattutto all’accelerazione della spesa militare sperimentata dopo l’invasione dell’Ucraina che si è affiancata a una riforma del sistema industriale nel comparto. “La base industriale del Paese è ora diffusa in maniera più ampia e il settore privato svolge un ruolo sempre più importante”, ha scritto Politico. “Il timore, in Europa, è che la rafforzata capacità industriale di difesa della Russia possa essere usata ora contro l’UE e l’Alleanza Atlantica”.

La spesa russa nel 2024 ha rappresentato il 6,7% del PIL nazionale, un’incidenza che, secondo il rapporto, potrebbe salire quest’anno al 7,5%.

La crescita cinese. A debito

Il rallentamento economico non ferma la Cina

Nel 2024, la spesa militare della Cina è stata la seconda al mondo in termini nominali (235 miliardi di dollari) e reali (477 miliardi a parità di potere d’acquisto). Questa posizione dovrebbe consolidarsi ulteriormente quest’anno. A marzo, infatti, il premier Li Qiang
ha annunciato un incremento del 7% circa del suo budget per la difesa anche se gli esperti occidentali, ha scritto l’Associated Press, stimano che la spesa reale possa essere in realtà superiore del 40%, considerando il ricorso a fondi nascosti nelle pieghe di altri bilanci.

L’incremento ufficiale della spesa, scrive l’AP, “è pari, in valore percentuale, a quello dell’anno scorso, molto al di sotto degli aumenti a due cifre degli anni precedenti, e riflette un rallentamento generale dell’economia”.

Tale rallentamento, al tempo stesso, starebbe portando Pechino a “dare priorità agli obiettivi strategici invece che alle riforme economiche e sociali”, ha dichiarato, citata ancora dalla AP, Antonia Hmaidi, analista del Mercator Institute for China Studies. Il Paese, insomma, continua a modernizzare le sue forze armate dotandosi di nuovi caccia stealth, espandendo la sua flotta di portaerei e potenziando l’arsenale nucleare. Oltre a puntare su tecnologie avanzate.

La nuova battaglia si combatte sulla IA

Il tema chiama infatti in causa la persistente competizione tra Washington e Pechino per la supremazia tecnologica in campo militare. Anche se l’ipotesi di un sorpasso cinese appare al momento esagerata o, perlomeno, non confermata, non è un mistero che i continui progressi della superpotenza asiatica nel campo dell’innovazione suscitino più di una preoccupazione in America.

A ottobre dello scorso anno, ad esempio, un rapporto del Dipartimento della Difesa USA ha citato la crescente modernizzazione dei droni cinesi, ormai vicini a pareggiare gli standard statunitensi, come la prova di un significativo progresso nell’uso dell’intelligenza artificiale per applicazioni militari.

Contemporaneamente, ha scritto a marzo il South China Morning Post citando un rapporto del think tank di Washington Brookings Institution, “il valore dei contratti del Pentagono relativi all’IA è passato da 261 milioni di dollari a 675 tra il 2022 e il 2023”. Ed è proprio su questo terreno che potrebbe giocarsi nei prossimi anni una parte significativa degli sforzi globali nel comparto della difesa.

“Le stime globali”, hanno scritto di recente gli esperti del Dipartimento della difesa nazionale canadese, “indicano che la spesa nel segmento dell’intelligenza artificiale per uso militare è salita dai 4,6 miliardi di dollari del 2022 ai 9,3 miliardi del 2023”. Nel 2028, hanno spiegato, si dovrebbe arrivare a 38,8 miliardi.

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