Il riciclaggio di denaro sporco passa sempre di più attraverso gli asset digital e, tra questi, le stablecoin primeggiano. Nel 2024 l’Uif, il servizio antiriciclaggio della Banca d’Italia, ha registrato 6.255 segnalazioni per operazioni sospette (Sos) legate a criptoattività, in crescita del 25% sul 2023, e nei primi tre mesi del 2025 sono già 2.166. E il boom potrebbe proseguire con le nuove norme di contrasto, come l’articolo 45-bis del decreto legislativo 231/2007, che hanno reso obbligatorio per i fornitori di servizi di asset virtuali (Vasp, Virtual asset service provider), anche esteri, applicare le norme antiriciclaggio italiane ai punti di raccolta di asset virtuali presenti nella Penisola.
Per effetto del regolamento Micar, i Vaspo saranno presto denominati Casp (Crypto Asset Service Provider. Lo scorso anno, le Sos di questi operatori sono aumentate del 168% per effetto “dell’accresciuto numero di segnalanti attivi nel comparto” che, per la prima volta, le hanno trasmesse.
Cosa sono le stablecoin, l’alternativa “stabile” alle cripto tradizionali
Una transazione senza controllo
Grazie alle stablecoin, criptovalute legate al valore di un altro asset, come una valuta ufficiale, il dollaro o l’euro, i riciclatori non hanno nemmeno più il problema di passare attraverso il sistema dei cambi. Per capirlo vanno distinti gli hot wallet, portafogli di cripto collegati alla rete, dai cold wallet, i portafoglio “freddi” di strumenti virtuali sconnessi dalla rete. Ma anche gli hosted wallet, i portafogli di criptovalute “ospitati” da un fornitore terzo che gestisce chiavi private e asset, dai wallet unhosted, portafogli digitali che a differenza dei primi sono invece controllati direttamente dall’utente, privi di intermediari o procedure di identificazione.
Questi ultimi possono consentire di scambiare le cripto, comprese le stablecoin, semplicemente passando da una mano all’altra una chiavetta Usb o un foglio di carta.
Dietro questo scambio ci possono essere poche centinaia di euro come pure miliardi. Siccome manca un intermediario, come una banca un ufficio cambi o un professionista, la transazione non è vigilata e il riciclaggio corre senza controlli e obblighi di segnalazione alle autorità. Il denaro sporco resta in forma cripto, ma viene trasferito come fosse contante. Inoltre il fatto che le stablecoin garantiscano parità di cambio le rende strumento perfetto per il riciclaggio transnazionale tra valute diverse.

Transazioni sospette: il boom delle stablecoin
Non si tratta di un problema di poco conto perché la Uif stima che i flussi di riciclaggio in Italia abbiano raggiunto i 40 miliardi di euro, pari al 2% del Pil. Siccome le indagini in ambito cripto sono molto complicate, sono serviti 17 mesi alla Guardia di Finanza per sequestrare 1,2 miliardi di euro, solo il 3 per cento delle stime sulle somme totali riciclate.
Un dato al quale si affianca quello sul riciclaggio e gli scambi digitali illeciti: secondo l’ultimo Crypto crime report della società Chainalysis: nel 2024 le transazioni cripto illecite sono state lo 0,14% del totale a livello globale, per un valore di 40 miliardi di dollari.
Ma mentre nel 2020 i bitcoin utilizzati per il riciclaggio rappresentavano il 70% degli strumenti illeciti, preferiti dai criminali per la loro alta liquidità, nel 2024 sono le stablecoin a essere più usate, con il 63% di tutte le transazioni. Il risultato del boom delle operazioni illegali condotte con le valute virtuali stabili che, nel 2024, sono aumentate del 77% circa su base annuale.



